Nel 2025 l’Unione Europea dispone della rete di accordi commerciali preferenziali più estesa al mondo: 42 accordi in vigore con 74 partner, che coprono quasi la metà del commercio estero complessivo dell’UE (circa 2.300 miliardi di euro l’anno).
Questi Free Trade Agreements (FTAs) rappresentano non solo strumenti di liberalizzazione tariffaria, ma anche leve di politica estera ed economica. Essi integrano clausole su investimenti, appalti, sostenibilità, proprietà intellettuale e cooperazione doganale, delineando una “globalizzazione regolata” fondata su valori europei.
Nel contesto geopolitico attuale – caratterizzato da tensioni tra grandi potenze, transizione verde e digitalizzazione – la politica commerciale comune diviene un pilastro dell’“autonomia strategica aperta” dell’Unione.
L’obiettivo è mantenere l’apertura ai mercati mondiali, salvaguardando nel contempo la sicurezza economica e la resilienza delle filiere critiche.
Quadro giuridico e governance negoziale
Ai sensi dell’art. 207 TFUE, la politica commerciale è competenza esclusiva dell’Unione.
La Commissione conduce i negoziati su mandato del Consiglio e con il consenso finale del Parlamento europeo.
Le Opinioni 2/15 (UE-Singapore) e 1/17 (CETA) della Corte di Giustizia hanno chiarito la portata delle competenze: la quasi totalità delle materie rientra nella sfera esclusiva UE, mentre le disposizioni su protezione degli investimenti diretti restano condivise con gli Stati membri.
Ciò ha portato alla prassi di “accordi sdoppiati”: un FTA puramente commerciale e un trattato parallelo sugli investimenti.
Gli FTAs di “nuova generazione” includono ormai capitoli obbligatori su Commercio e Sviluppo Sostenibile (TSD), vincolando le parti al rispetto delle convenzioni ILO e dell’Accordo di Parigi. Dal 2021 l’UE ha persino attivato un panel contro la Corea del Sud per inadempienze sul lavoro, ottenendo la piena conformità legislativa: un precedente che mostra come l’UE stia evolvendo verso una clausola esecutiva dei diritti sociali e ambientali.
Rete geografica e risultati economici
La politica commerciale europea copre tutti i continenti: dagli Accordi di Associazione con l’Ucraina, Georgia e Moldova (DCFTA), agli EPA con i paesi africani, fino ai moderni FTA con Canada, Giappone, Vietnam, Singapore e Corea del Sud.
Gli accordi in negoziazione con Australia, India, Indonesia e Mercosur definiranno la prossima fase di espansione, con un chiaro intento geopolitico: diversificare approvvigionamenti e ridurre dipendenze strategiche.
Secondo la Commissione europea, la quota dell’UE nelle importazioni dei partner con FTA è rimasta stabile o in lieve crescita (9-10% per i partner asiatici Corea-Giappone-Vietnam-Singapore), mentre è calata sensibilmente nei paesi senza accordo (dal 9,6% nel 2008 al 6,5% nel 2022).
In America Latina, i paesi con FTA (Messico, Cile, Andina) hanno mantenuto l’8% di quota media, mentre dove l’accordo manca (es. Brasile, Argentina) la presenza UE è crollata dal 35% al 18%.
Questi dati confermano che la rete preferenziale protegge la posizione competitiva europea nei mercati globali.
Tra i casi emblematici:
• UE–Corea del Sud (in vigore dal 2011): le esportazioni di beni UE verso la Corea sono aumentate del +106% dal 2011 al 2023; l’UE è il primo investitore straniero nel Paese con 53 mld di stock di IDE.
Le riduzioni tariffarie (98% delle linee entro 5 anni) hanno favorito in particolare il settore automobilistico ed elettronico.
• CETA (UE-Canada): l’export UE è cresciuto di circa +64% tra 2016 e 2023; il tasso di utilizzo delle preferenze tariffarie supera l’80%, con risparmi doganali stimati in oltre 1 mld/anno.
• EPA UE-Giappone: eliminazione del 90% dei dazi giapponesi; export UE +11 % nel periodo 2018–2023, con punte +26% per prodotti agro-alimentari.
• UE-Vietnam: accordo del 2020, export UE +3% nonostante la pandemia; settori trainanti farmaceutico (+48%) e agro-alimentare (+17%).
Nel complesso, la Commissione stima che gli FTAs in vigore sostengano circa 600 mila posti di lavoro e contribuiscano per decine di miliardi al PIL annuale dell’UE
Valore giuridico e prospettive strategiche
Gli FTAs dell’UE non sono meri strumenti economici, ma veri e propri accordi misti di diritto internazionale che integrano norme giuridiche vincolanti, meccanismi di composizione delle controversie e, sempre più spesso, obblighi in materia climatica e di diritti umani.
La loro funzione è duplice: favorire la competitività delle imprese europee e diffondere standard normativi europei a livello globale – dal rispetto delle regole WTO alla protezione dei dati e alla sostenibilità ambientale.
Tuttavia, permangono criticità: la ratifica degli accordi “misti” può essere rallentata da opposizioni politiche interne (caso CETA in Belgio, o Mercosur in Francia e Austria), e la crescente politicizzazione del commercio rischia di trasformare gli FTAs in strumenti di politica estera piuttosto che di pura liberalizzazione.
L’evoluzione futura vedrà l’UE rafforzare la clausola di autonomia strategica aperta, integrando nei futuri accordi norme su:
• commercio digitale e intelligenza artificiale;
• sicurezza delle catene del valore e approvvigionamenti critici;
• cooperazione sulla transizione verde e sull’economia circolare.
In questo quadro, gli FTAs rappresentano un equilibrio giuridico complesso tra apertura e protezione, concorrenza e sicurezza, liberalizzazione e sovranità economica.
In conclusione, gli accordi di libero scambio dell’UE hanno dimostrato di essere un pilastro di crescita, sicurezza e influenza geopolitica.
Essi consentono all’Unione di definire regole e valori nel commercio globale, assicurando alle imprese europee un contesto prevedibile e competitivo.
L’attuale congiuntura – frammentazione geopolitica, guerre commerciali, crisi climatiche – rafforza la necessità di una politica commerciale assertiva ma cooperativa, in cui l’Europa continui a essere non solo un attore economico, ma anche un norm-setter globale.
