RIMBORSO DAZI STATUNITENSI IEEPA

Le aziende europee che hanno esportato direttamente negli USA con resa DDP (Delivered duty paid) o che hanno operato tramite succursali statunitensi e che si sono trovate a pagare, nei mesi scorsi, i dazi statunitensi imposti da Trump utilizzando l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), hanno ora la possibilità di attivarsi per chiedere il rimborso di quanto versato prima della pubblicazione della sentenza della Corte Suprema prevista non prima del 20 febbraio 2026.
Solo le aziende che agiranno correttamente e nei tempi previsti potranno tutelare i propri interessi economici; chi non si attiva rischia di perdere definitivamente qualsiasi diritto alla restituzione delle somme versate.

La questione è ora al vaglio della Corte Suprema degli Stati Uniti e riguarda l’uso dell’IEEPA, una legge del 1977 che consente al Presidente degli Stati Uniti di adottare misure straordinarie in caso di emergenza nazionale.
La stessa è stata utilizzata da Trump per introdurre dazi doganali straordinari, giustificandoli come strumenti di tutela economica e sicurezza nazionale; pertanto, ora spetterà alla Corte Suprema stabilire se l’IEEPA autorizzi o meno il Presidente USA a prevedere nuove tariffe doganali. Secondo l’articolo 1, sezione 8 della Costituzione americana, infatti, i dazi possono essere introdotti soltanto dal Congresso.
Il contenzioso, quindi, non riguarda solo la legittimità politica delle scelte, ma la stessa legittimità giuridica del potere presidenziale di intervenire in materia tariffaria senza un atto legislativo.

Se la Corte dovesse stabilire che la legge non consente l’introduzione autonoma di dazi, le tariffe verrebbero dichiarate illegittime, consentendo quindi l’ottenimento dei rimborsi. Quest’ultimi, tuttavia, non saranno automatici.
Potranno ottenere la restituzione dei dazi solo:
▪ le imprese che non hanno ancora liquidato definitivamente gli importi dovuti;
▪ le imprese che hanno presentato ricorso alla Corte del Commercio internazionale degli Stati Uniti (CIT) prima della pubblicazione della sentenza della Corte Suprema.


Procedura operativa:
Normalmente le dichiarazioni doganali negli USA sono liquidate entro 314 giorni dall’importazione.
Se i dazi non sono stati ancora liquidati, l’importatore può presentare una correzione post-riepilogativa (PSC) attraverso il sistema informatico ACE (automated commercial environment) per correggere i dati di importazione e rimuovere i dazi IEEPA.
Intervenire prima della liquidazione consente di bloccare l’effetto definitivo del pagamento e mantenere aperta la possibilità di rimborso.

Se la liquidazione è già avvenuta, bisogna presentare un reclamo alla Customs and Border Protection (CBP) entro 180 giorni dalla data di liquidazione. In caso di rigetto del reclamo, c’è la possibilità di presentare ricorso alla CIT entro ulteriori 180 giorni. Il ricorso deve essere presentato tramite un avvocato abilitato negli Stati Uniti, e deve contenere almeno: i dati dell’importatore, il numero di “entry” doganale, lo stato di liquidazione, l’atto impugnato.
In questa fase non è necessario un atto pienamente argomentato nel merito, potendo essere integrato successivamente. L’elemento decisivo è cristallizzare la giurisdizione prima della decisione della Corte Suprema.
È essenziale che le aziende rispettino questi termini, poiché, se la Corte Suprema dovesse dichiarare i dazi illegittimi e i termini scaduti, la richiesta di rimborso non potrà più essere presentata.
Dopo la sentenza, la Corte del Commercio internazionale probabilmente non accoglierà nuovi ricorsi. Di conseguenza, l’assenza di una causa pendente potrebbe rendere il rimborso estremamente difficile, se non addirittura impossibile.

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