L’Unione europea si avvia a concludere l’iter per l’adesione dell’accordo commerciale con i Paesi del Mercosur (Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay) e l’Italia è l’ago della bilancia per la decisione finale.
Il voto favorevole dell’Italia alla sottoscrizione dell’accordo è essenziale per raggiungere la maggioranza qualificata all’interno del Consiglio europeo, per conferire il necessario alla Commissione e al Consiglio Ue (art. 218 TFUE).
Dopo la dichiarazione di astensione da parte del Belgio, e un probabile no da parte di Polonia, Ungheria, Irlanda, Austria e Olanda, il nostro Paese si trova a essere l’ago della bilancia dell’accordo, le cui trattative proseguono ormai da più di 25 anni. Il timore degli Stati favorevoli (tra cui Germania, Grecia e i Paesi del nord Europa) è che l’Italia si aggiunga ai sostenitori dell’abbandono delle trattative, che avrebbero così i numeri sufficienti per costituire una minoranza di blocco e sospendere l’intesa.
La Francia, storicamente contraria all’accordo, ha chiesto ufficialmente alla Commissione europea il rinvio della firma. Il ministro degli Affari europei francese, Benjamin Haddad, ha chiarito le tre condizioni che considera necessarie non sono ancora pienamente soddisfatte: una “clausola di salvaguardia” capace di limitare il numero di importazioni dai Paesi del Mercosur in caso di rischio di destabilizzare il mercato europeo; una “clausola specchio” che vieti l’ingresso nel territorio europeo di prodotti realizzati con pesticidi o additivi vietati; la possibilità di effettuare controlli sia nei mercati esportatori che in Europa sui prodotti di origine sudamericana.
Nonostante i molteplici ostacoli alla sua approvazione, l’accordo con i Paesi del Mercosur produrrebbe molteplici vantaggi per gli operatori economici europei.
La diversificazione dei mercati è la principale strategia che l’Unione europea ha a disposizione per far fronte alle barriere tariffarie imposte dal Presidente Donald Trump, misure che hanno sensibilmente ridotto l’accesso al mercato statunitense per le imprese europee esportatrici.
A tutela del settore agricolo, durante la scorsa settimana la commissione per il commercio internazionale, interna al Parlamento europeo, ha discusso quattro emendamenti sulla legislazione collaterale legata all’applicazione delle clausole di salvaguardia sulle importazioni dei partner del Mercosur, che arrecano o rischiano di arrecare un grave pregiudizio alla leale concorrenza del mercato europeo.
Tra questi, un emendamento mira a ridurre la soglia di aumento delle importazioni che porterebbe all’avvio delle indagini, quando le importazioni di prodotti sensibili (come pollame, carne bovina, riso, zucchero, biodisel) aumentano del 5% in media su tre anni, rispetto al 10% annuo originariamente proposto dalla Commissione. Un secondo emendamento è finalizzato a dimezzare i tempi delle medesime indagini da sei a tre mesi e quelli successivi previsti per adottare una decisione, da quattro mesi a due.
Aggiornato anche l’elenco dei “prodotti sensibili”: tra questi i parlamentari europei hanno inserito arance, limoni, mandarini e altri prodotti a base di uova.
Gli eurodeputati, inoltre, hanno introdotto una clausola che chiarisce come un’eventuale misura di salvaguardia potrebbe tradursi in un “obbligo di reciprocità” relativo ai prodotti e agli standard di produzione.
La firma, prevista per sabato 20 dicembre, è stata rinviata fino al nuovo anno. Non è stata ancora fissata una data.
